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VERBA MANENT
26 dicembre 2006 – 18 aprile 2006
la mostra, organizzata in coproduzione con il Mart di Rovereto e patrocinata dal Comune di Cavalese e dalla Provincia Autonoma di Trento, a cura di Orietta Berlanda e Melania Gazzotti, presenta una quarantina di opere, per buona parte provenienti dall’archivio di Nuova Scrittura della Collezione Paolo Della Grazia depositato presso Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e Presso il Museion di Bolzano, e in parte dalla collezione del Centro Arte Contemporanea di Cavalese. La locuzione “verba manent” ribalta il senso dell’antico proverbio scripta manent verba volant che allerta sulla volatilità delle parole rispetto alla concretezza della scrittura, alludendo al fatto che, come scrive la curatrice del catalogo Nicoletta Boschiero “anche le parole dette hanno un peso e spesso rimangono incise nel cuore e nella mente più profondamente di quelle scritte”.
In quest’ottica si dipana il percorso espositivo che affronta in vari modi e tecniche il rapporto tra immagine e scrittura, presentando opere a collage, quadri, installazioni, oggetti d’arte e dal quale emergono giochi di parole, allusioni, possibili riletture di poesie antiche così come di testi ritagliati dai giornali, e in alcuni casi proponendo originali risoluzioni estetiche che puntano su proiezioni di ombre dove indovinare criptici versi che rimandano ad artisti come Leonardo, Goya, Boccioni e Duchamp e altre che impiegano scritte al neon. LE OPERE DI PAOLO DELLA GRAZIA
Le opere della collezione Paolo Della Grazia offrono un’interessante panoramica sullo sviluppo dell’esperienza artistica verbo visuale. Alcuni nomi, come Haroldo De Campos, Arrigo Lora Totino appartengono alla prima fase delle ricerche della Poesia concreta e lavorano sulla composizione del testo e la sperimentazione tipografica. Altri come Stelio Maria Martini, Lamberto Pienotti e Sarenco sono maggiormente attenti all’aspetto iconografico e alla sua interazione con l’elemento verbale. Altri ancora seguono linguaggi trasversali - ad esempio Vincenzo Accade, Giovanna Sandri si concentrano sulla scrittura manuale e sulle sue potenzialità estetiche. Sono rappresentati anche operatori aderenti al movimento internazionale e interdisciplinare Fluxus come George Brecht e Giuseppe Chiari, ricordiamo l’opera composta da cinque contenitori a scatola cinese, all’interno dei quali si trovano immagini di orologi le cui lancette si avvicinano alle ore 11 man mano che si sollevano i coperchi dei cinque contenitori. Parallelamente al percorso verbovisuale da parte del Centro Arte sono state scelte opere di artisti che bene si inserivano nel discorso sul tema della mostra legato al gioco di scritture e dei doppi sensi, come Bruno Munari e le sue Scritture illeggibili per popoli sconosciuti, Jiri Kolar e la sua Mano, elegante opera oggetto rivestita di scritte a collage e la grande bandiera di Joseph Kosuth “Modus Operandi”, o ancora gli spiritosi collage di Luciano Ori.
Catalogo edizioni Nicolodi
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