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Centro arte contemporanea Cavalese:: orizzonti verticali: Gianluigi Rocca / Simone Turra


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La mostra conclude l’ampio progetto espositivo annuale intitolato “orizzonti verticali”, progetto del Centro Arte Contemporanea interamente dedicato ad approfondire queste due dimensioni secondo una visione che spazia dai modi di percepire (intesi come verticalità) ai modi di vivere ed abitare (intesi come orizzontalità) l’ambiente montano, da parte delle sue popolazioni e dei suoi ospiti, comprendendo in queste due modulazioni spaziali anche le contraddizioni e le contaminazioni provocate dalla trasformazione delle culture, ma anche il sempre rinnovato stupore verso una natura in buona parte ancora incontaminata.

Questa mostra presenta l’opera di Gianluigi Rocca, pittore nativo della zona del Bleggio, nel Trentino Occidentale, profondamente e appassionatamente legato alla natura contadina, di cui fin dall’infanzia ne fa esperienza diretta come pastore e di Simone Turra, scultore che vive e lavora a Tonadico, nella Primiero, i cui poderosi lavori in pietra o bronzo rimandano ad un’umanità greve della fatica nel coltivare le scabre terre della montagna.
Gianluigi Rocca lavora utilizzando una tecnica essenziale che è quella del disegno a matita o del pastello colorato su carte di notevoli dimensioni, mediante le quali rappresenta gli oggetti umili e consunti, quasi delle reliquie dedicate alla fatica e al sacrificio, ma anche dotati di un’intensa e commossa partecipazione al quotidiano e millenario rito del vivere alpestre. Nonostante la consunzione, le ruggini, le ammaccature, la pelle di questi oggetti è brillante, luminosa: sembra ricevere un soffio di vita nuova al di là della possibile malinconia del loro stato di obsolescenza. E’ la presenza dell’umano che ha manipolato, usato e forse anche amato per lungo tempo queste cose, che le rende cariche di un messaggio universale lanciato al di là del tempo.
Un tempo lento come quello della montagna, scandito dall’accumularsi paziente del tratto dell’artista nel percorso della rivelazione della forma compiuta.
Simone Turra, secondo le tecniche tradizionali della scultura, scolpisce la pietra scegliendola spesso tra quelle di provenienza locale, alternando la sua opera con l’uso di materiali come il bronzo, il legno o il gesso, a volte anche cambiandone i connotati della superficie mediante patine molto elaborate. Le sue figure umane generano una potente presenza arcaica, una fisicità poderosa nella quale le estremità degli arti, le mani e i piedi assumono la forza naturale di radici e di rami poiché l'umanità di Turra è in diretta simbiosi con un mondo naturale e avito, per mezzo del quale anche le sue figure scolpite sembrano avere gli stessi ritmi e la stessa lenta fatica della crescita dell'albero, con tutta la sua scabra nodosità.
Infine, in Rocca la presenza umana si palesa attraverso i sottili accenni del suo operare per tramite gli oggetti ormai desueti, in Turra si rivela appieno attraverso tutta la sua poderosa e greve corporeità. In entrambi, attraverso queste loro diversissime modulazioni del linguaggio artistico, la rivelazione è comunque l'uomo, che vive abbarbicato ostinatamente, dolorosamente, alla sua terra.

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Le opere di Simone Turra e Gianluigi Rocca in dialogo all'interno della sala principale del museo.